Thursday, November 17, 2005

Schegge

Che poi non è che io sia una persona logica, ma così logica, una di quelle che aprono gli occhietti cisposi la mattina e la prima cosa che hanno da dire è tò, guarda: ho visto un granello di caos. Aspetta solo un attimo che mi suicido.
No, mi reputo abbastanza fuori di testa da sopportare il mondo nella sua totalità. Più varie ed eventuali che mi si ripresentano come le melanzane a cena, anestetizzante ritmicità, costante certezza. Assurdità che non comprendo, si certo vabbè: ma con precisione per favore, un pò di precisione. Costanzo la domenica. Jane Fonda che ringiovanisce. La propaganda cinese. Il 740. Gente che balla all'improvviso nei film indiani. Tanfo di morte dopo che mio fratello è stato in bagno.

Però il mondo a quanto pare non si traccia col goniometro e non si tiene a bada nè a frustate, nè a bastonate e nè a colpi di carota sul groppone.

Ogni tanto una scheggia di follia si divora i chilometri, sparata a velocità pazzesca lungo una linea ubriaca e vagamente singhiozzante, oppure arriva lenta dopo anni - che je frega, tanto è follia - ma leeeeenta e silenziosa, soprattutto subdola e silenziosa, e ti si pianta dritta in mezzo agli occhi. Tu magari sei a cena e continui a ruminare polpette e purè, i tuoi neuroni vanno a farsi una vacanza mentre guardi ER, e intanto quelle stronzette, ben piantate nelle tue arcate occipitali frontali, si insinuano divincolandosi. Spermatozoi del grottesco. E io l'ovulo dell'ordine cosmico mascherato da caos organizzato.
E a te va di traverso una polpetta.
Polpetta metaforica, s'intende.

Può essere una cazzata o una cosa enorme che neanche riesci a pensarla figuriamoci dirla ad alta voce. Ma nell'attimo in cui arriva ti rendi conto che già ti eri scordata di quella precedente, che già sei ritornata nel tuo piccolo mondo ordinato, routine e cadenze ritmate da metronomo dell'esistere. Lei, la scheggia, arriva, si pianta, e tu smetti di ruminare e tutta presa dalla grande scoperta, anche vagamente compiaciuta, ti dici: Ma che cazzo. What the hell, solo in italico. Da immaginare un pò sospeso, un suono incredulo che ha dimenticato cosa voleva essere dopo la O: Maccheccazzo...

E già mentre lo stai dicendo, e ti chiedi perchè sta succedendo quella cosa, e ti arrabbatti per cercare una pur piccola spiegazione logica, quella è andata, via, dimenticata.
Fino alla prossima.

Ho una mezza idea di cominciare a collezionarle. Frammenti di assurdità. Non roba poetica alla Baricco, tipo uomini che dipingono il mare col mare, o comprano locomotive in un posto senza rotaie, o immaginano palazzi di cristallo/circuiti automobilistici quando ancora non esistono/incontri di box/western/enciclopedie dei limiti in natura/preghiere strambe (perchè non ci stanno santi, quello scrive poesia e gli dicono che sono libri 'a tavolino' diobono, tutta i libri del mondo dovrebbero essere scritti a quel tavolino..), no, niente del genere.
Cazzate.
Enormità.
Orrori.
Meraviglie.

Un bruco che mi cammina sul soffitto. Un bruchino da niente, nemmeno un bruco come si deve, che, semplicemente, mi cammina sul soffitto, a testaingiù. A Cinecittà. Roma. Lontano chilometri da meli e giardini. Un bruco.
Macheccazzo..

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