Sunday, November 06, 2005

Dal Vietnam con furore.

Ci sono volte in cui l'impermanenza del mondo ti appare cristallina davanti agli occhi.
E ti accorgi che il tuo attaccamento alle cose si è affievolito, non brilla più. C'è sempre, ma è pallido e smorto.

Me ne sono accorta stanotte alle 2.30 quando mi sono tolta la maglia per provare un nuovo acquisto, tutta fremente per il sapore inebriante di un oggetto nuovo e (per me) costoso, con un bel sabato alle spalle, una bella domenica davanti e nessun pensiero al mondo. Tranne il disboscamento delle foreste amazzoniche, lo sterminio delle foche e l'oppressione cinese sul popolo tibetano, ma vabbè, quello è perchè sò malata..
Un tonfo secco, un oggetto che rotola e si ferma ai miei piedi.

Per un momento sono sotto shock, lo guardo senza capire cos'è quell'affare contorto e candido, diviso in due, che mi guarda dal pavimento.

Dopo 3.45 secondi realizzo: è il mio Hei Matau.
L'Hei Matau non è solo un ricordino per turisti, una chincaglieria da riportare a casa a testimonanza di un calvario di 50 ore d'aereo.
Gli hei matau, in osso o giada verde, sono lo spirito stesso dei Maori della Nuova Zelanda.
Ricordano un mito antico di millenni raccontato oralmente di padre in figlio, uniscono con un cordino minuscolo maori, bianchi e ogni altra razza presente in Nuova Zelanda. Tutti lo indossano, anche due o tre per volta. I bambini, le commesse, i poliziotti, le guide turistiche e i manager che corrono per le vie di Auckland.
Li indossavano i grandi capi tribù del passato, le belle donne dalle labbra tatuate..
Un maori deve farti una karakia, una benedizione speciale, per il tuo hei matau, e lui ti proteggerà 'in ogni viaggio sopra l'acqua'.
E io lo sono andata a spaccare in due.

Altri 2 secondi ancora. Disperazione. Furia suicida. Morte e distruzione per il mondo.
Poi passa. E non sento più niente.

Frego l'Attack a mio fratello, lo rimetto insieme, mi provo la maglia (mi sta da dio..), mi cambio e vado a dormire.

Stamattina solito nubifragio del cazzo, solita corsa per non fare tardi alla stazione Termini: oggi torna Mael, se faccio tardi manu mi squarta.
Mael è stato 3 settimane in Vietnam, è appena sceso dall'aereo e deve tornare a Milano. Abbiamo 2 ore e mezza per farci raccontare quello che non si può raccontare.



Il cuore e l'entusiasmo che Mael ha per i suoi viaggi non ha pari, e attraverso i suoi occhi siamo sul delta del Mekong, nei cunicoli scavati dai Viet cong o davanti una scuola superiore di Saigon.
Ci ha portato dei bracciali, piccoli bracciali colorati. Vengono da Sa pa, nel nord del Vietnam, creati dalle varie etnie che convivono nelle zone rurali. Manu ne ha uno dei Red Dao. Il mio è stato creato dai Black H'Mong.



In un attimo l'oggetto diventa tutto quello che Mael ha visto e ha voluto condividere, l'affetto che io e Manu proviamo per lui, l'affinità tra viaggiatori, tra amici.
E allora ho capito.

Il mio Hei Matau sarà spezzato per sempre, ma non per questo rappresenta meno il mio sogno.
Questo bracciale prima o poi cederà, ma non spezzerà i fili che lo legano all'altro capo del mondo e all'altro capo d'Italia.


Grazie Mael san (C)Nerwen

3 comments:

Manuela said...

bi, sembri qualcuno in quella foto O_o
qualcuno famoso, ma non riesco a ricollegare la tua faccina pucciosa al nome.
Scary, soprattutto perché la foto l'ho fatta io.

Anonymous said...

Solo una parola: GRAZIE :)

Mael

Nerwen said...

@Manu: se dici Uma Thurman ti piglio a roncolate...:P

@Mael: grazie a te..^^