Sunday, July 10, 2005

Ostinatamente Pride.

Nonostante i boicottaggi, nonostante la melma politica/economica che sommerge questa parata, malgrado i mille dubbi e malgrado la parata nazionale di Milano e quella di Salerno, nonostante tutto, ancora Pride.

Con Manu, Taliban (dai capelli viola) e Rossogiuda ore di panico x la scarsissima affluenza trasformate in gioia sfrenata all'arrivo dei primi carri.

Promemoria: Se l'appuntamento è alle 4 state sicuri che non ci si schioda prima delle 6.

La Karl du Pignè, glorioso nel suo abitino da sposa e crapa pelada arcobaleno, ritto sul primo carro, annuncia le prime cifre: siamo 50.000.

Rossogiuda, il nostro veterano e chaperon, sorride ironico: saremo a stento 9.000, e si vede.

Machiccacchio se ne frega..E' una fiumana di sorrisi, di spintoni e di 'Uh,scusa ti ho fatto male!!' e 'No no, no ti preoccupare, scusa tu!', di lingue biforcute ('Ma l'hai vista quella favolosa? Non gliel'hanno detto che gli '80 sono finiti?!') di fischietti brasiliani, di bandiere listate a lutto, balli spagnoli scatenati e ali di fatina.

Per la cronaca, le fatine eravamo noi. Due belle fatine, devo dire.

Arrivata convinta di trovarmi fuori luogo o, come minimo, di trovarmi all'ombra di qualche titanico trans, mi sono ritrovata fotografata e intervistata dall'Ansa.

Convinta di annoiarmi, mi sorprendo a cantare Paola e Chiara e Raffaella Carrà al cospetto di Eleonora di Non è la Rai (li avrà i suoi bei 40 anni, o no?).

Le vecchiette dalle finestre ci salutano, gli sposi al colosseo interrompono il servizio fotografico causa ovazione della parata, la polizia, ad inizio e fine del serpentone, sorride, si diverte.

Per un giorno, un giorno soltanto, siamo tutti gay.


Roma, Gay Pride Parade 2005(c) Nerwen

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