Wednesday, May 18, 2005

La violenza che è dentro di noi.

Sono passati già 6 anni dalla strage alla Columbine, ancora ci chiediamo perchè, per come, di chi è la colpa e com'è stato possibile.
A volte quella scintilla d'odio, quel granello di violenza, è più vicina di quello che pensi.

Me l'ha insegnato un giovane artista dalla faccia di bimbo di nome Marco Rea.

Pollock, la mia geniale sorellastra, ha allestito al Centro Sociale Brancaleone (ambiente raffinato, vino in bicchieri di cristallo, proiezione di film impegnati...davvero poco sociale e molto centro..) una bella mostra chiamata "La percezione dell'arte negli anziani, La percezione degli anziani nell'arte".

L'idea è questa: un gruppo di gggiovani artisti del pennello (niente battutacce...) incontra gli anziani di una casa di riposo per parlare di arte. Dalle impressioni ricevute gli artisti ricavano impressioni tradotte poi in quadri, installazioni, sculture, fotografie e cortometraggi.
Uno di questi artisti è per l'appunto Marco Rea.

I suoi quadri hanno colori violenti, sono volti deformati ma bellissimi, sbavati come trucco vecchio.
Il tutto filtrato e soffocato dalla plastica.
Marco infatti ricopre i suoi lavori con plastica trasparente da imballaggio.
I suoi soggetti sebrano annaspare, consumarsi, legati e impotenti.


"ATTENZIONE! Per evitare il pericolo di soffocamento tenere lontano dalla portata dei bambini.", per quando potrò dire 'Anch'io ho un Rea a casa, e pure firmato" (C)Marco Rea

Una delle sue installazioni si chiama "Nuda propietà", e non è un quadro.
E' uno scatolone alto un metro e mezzo, sporco di sangue e circondato dal nastro delle scene del crimine. Dalla sommità spunta una parrucca grigiastra.
E se ne sta lì, in un angolo della sala..
Nel corto si vede un uomo, un assassino (Marco) che trascina un corpo avvolto in un sacco della spazzatura. Dalla parrucca che si intravede si capisce che è una vecchietta (magistrale interpretazione di mia sorella..) che il killer nasconde nello scatolone.
Quello stesso scatolo che mi ritrovo a guardare.

E' posizionato tra due quadri di Marco, "A time before" e "A time after".
Il soggetto è lo stesso per entrambi: nel primo c'è un volto di vecchia, urlante, livido, deformato, occhi vuoti e denti confusi, enormi occhiali tondi. Sulla sinistra solo nero, nero profondo, con due graffi di bianco, come spicchi di luce lontana, qualcosa di nascosto che si avvicina.
Il secondo è lo stessso volto, ma ancora più innaturale, rosa psichedelico e bianco violento, il nero è diventato un'esplosione furiosa di pennellate isteriche e policrome.

Stavolta non c'è la plastica ad avvolgerli, contenerli in qualche modo.

Ma davvero, non ce n'era bisogno.


"Veronica", la prima dei soffocati..(C) Marco Rea

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