Tuesday, May 03, 2005

Il mondo è dei folli (MARZO)

I 10.000 maratoneti di Roma sono panzoni sudaticci.
Sono gruppi di diabetici che marciano tenendosi per mano.
Sono donnini in reggiseno piumato e walkman.
Sono signore di una certa eta' e dal girovita clamoroso che rotolano allegramente.
E gia' si vedono i primi con la coperta termica (2 metri di domopak dorato appoggiato sulle spalle) che prendono la metro, addosso ancora pantaloncini e casacca numerata, in faccia un sorriso zen.

Tutti questi folli con le unghie dei piedi spezzate e le Nike imbrattate, i capezzoli sanguinanti, che arrivano al traguardo in stato confusionale e la prima domanda che ti fanno è: che numero sono arrivato?
Tutta questa umanita'..
Come si fa a non amarla?

Ti viene spontaneo piantarti al lato della strada e applaudire ogni ominide sudato che ti passa davanti, ogni baffone che porta un grammofono su una carriola e che spara a ripetizone 'Romagna mia', ogni cagnolino con pettorina numerata e lingua di fuori della Fun Run da 5 km, ogni gruppetto seminascosto da palloncini colorati..

Dei geni.
O dei pazzi.
In fondo, non fa differenza.

L'unica volta che ho lavorato alla Maratona di Roma è stato l'anno che decisero di farla il primo giorno del 2000, rovinando i festeggiamenti a tutti i corridori e a tutti noi ragazzi reclutati per l'evento.
Il padre di Tacchino, l'ex di Bunny, è un maratoneta accanito, di quelli che a Linus gli fanno un baffo e che la sfacchinata di New York la fanno tutti gli anni, tanto per tenersi in allenamento. La colpa è sua, se ci siamo ritrovati a passare un capodanno insonne e senza eccessi e un primo giorno del nuovo cazzo di millennio tra i più allucinanti della mia vita.
8 ore al freddo e al gelo, fermi impalati all'arrivo davanti al Colosseo costretti a saltellare sul posto per non ibernarsi, causa l'impossibilita' di mettersi un qualche tipo di giacca ("Mostrate la felpa dello sponsor, forza! che sia bene in vista! Cristallizzatevi, ma che si veda chiaramente!")-
L'ultimo panzone è arrivato caracollando alle 20 passate, 'tacci sua..avrei voluto strangolarlo con la medaglia.

Il nostro unico compito era strappare il chip di rilevamento dell'ordine di arrivo attaccato alle scarpe dei corridori.
Ci siamo stufati presto.
Dopo 6 minuti netti avevamo già fregato una medaglia ciascuno, bel ricordino da mezzo kg, che non si sa mai..
All'arrivo del sole di mezzogiorno è partita un'ovazione e ci siamo bloccati per 15 minuti come lucertole ad energia solare. Ci hanno cazziati, ma che bello sentirsi di nuovo le dita delle mani..
Abbiamo concluso al calare della notte, slalomando tra corridori e ragazzi dello staff più ligi al dovere (tsk!), zompettando con la coperta termica legata al collo e tentando di decollare come Superman.

Adesso: chi sono i pazzi, quelli che corrono o quelli che stanno a guardare?

NOTA: mettere sempre la vasellina sui capezzoli prima di una gara, altrimenti all'arrivo, con molta probabilita', ti scambieranno per Hannibal Lecter dopo un lauto pasto.


Dal Giappone con sudore..

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