Tuesday, May 31, 2005

Oscar della Demenza Umana, 2005 Edition

Oscar per la categoria "Autolesionismo dell'anno": vince Nerwen! Per la sua eccellente interpretazione in "Mi massacro le dita finchè non sanguinano e ogni cosa che tocco mi fa vedere gli uccellini (non stelle, uccellini! Come in Roger Rabbit..)".
Ritira il premio: Nerwen! ("Grazie, grazie! Sono molto onorata bla bla bla, vorrei ringraziare tutti quelli che me lo fanno gentilmente notare con uno schifato 'Ma smettila, che ti distruggi le dita!' ad ogni piè sospinto, come se potessi farci qualcosa, come se a me piacesse scorticarmi a morte le dita..E' compulsivo, cazzo, non me ne accorgo nemmeno!! Grazie ancora, god bless you..")

Oscar per la categoria "Maniaci depressivi bipolari dilettanti": vince ancora Nerwen per "Mi sono seduta sulla poltrona ultratecnologica della dentista, per la prima volta dopo anni, e quella mi fa: Non hai manco una carie, bene! MA se finalmente ti lasci operare alla mascella il post-operazione sarà lungo, doloroso e tedioso. E avrai sicuramente problemi. E costicchia. Però non hai manco una carie!", dove interpreta egregiamente i picchi emotivi di una visita odontoiatrica ("Grazie, grazie! Oh gosh, I can't believe it, bla bla bla..vorrei ringraziare il progresso odontoiatrico, la mia dottoressa Martina dall'età apparente di 16 anni e l'uso delle misure igeniche all'avanguardia, tipo la mascherina in faccia..al mio vecchio dentista mancava solo la sigaretta tra le labbra e una mano a ravanarsi le froge...")

Oscar per la categoria "Miglior serie di imprecazioni"..vince Nerwen! Per lo splendido lavoro in "Se quella troia ammuffita della mia collega, la famigerata Godzilla, si butta ancora malata constringendomi a ore e ore di straordinari mal pagati x poi venirmi a dire, tutta candida, del freddo che faceva in montagna, io PRIMA la rincorro come fosse una borsetta di coccodrillo a metà prezzo, e POI la squarto." ("Grazie, grazie davvero..dunno what to say, bla bla bla...grazie a tutti..in special modo a Amy Sherman-Palladino, a Lauren Graham e alla loro Lorelai Gilmore, per l'infinita ispirazione..grazie..")



Oscar per la categoria "Miglior turlupinamento": vince la mostra "Nell'occhio di Escher" ai Musei Capitolini, per la serie "Vieni qui oca, e fatti spennare".
Escher, per ovvi motivi, non può ritirare il premio.
Lo faranno, al suo posto, le innumerevoli donnine dallo sguardo vacuo che vengono trascinate di xilografia in litografia da rachitici giovanotti, tutti presi dal loro ruolo di Ciceroni dell'arte. Sti Vasari de' sta cippa accompagnano ogni stampa esposta con frasi del tipo: "Vedi, qui è fatto con questa tecnica, qui con quell'altra..però la differenza ora mi sfugge..". Alchè le beote al loro seguito o rispondono con un sommesso "ooooh" a bocca aperta, o chiosano con un "Uh, sta rocca mi ricorda Panarea, ti ricordi quando ci siamo stati, due estati fa? Ti ricordi il cibo dell'albergo? Mamma mia, guarda..uno schifo, peggio di mia suocera..che, pensa! l'altro giorno mi ha fatto uno sformato pietoso, guarda.."
Salgono sul palco anche i responsabili del bookshop del Museo.
Ingresso al Museo studenti: 2.60 euro.
Stampa di Escher fatta coi piedi: 15 euro.
Mandare a fanculo il bookshop, il Museo e tutto il cucuzzaro: non ha prezzo.



Oscar per la categoria "Assurdità dell'anno": vince lo stato del Wisconsin, per aver proposto l'abbattimento dei gatti randagi a colpi di fucile, da parte di un qualunque libero cittadino onesto e lavoratore.
Nel dubbio di quanti CAZZO di gatti ci siano nel Wisconsin da dovergli sparare col canne mozze, manco fossero le tigri di Mompracem, ritirano il premio i gatti della colonia protetta di Largo Argentina a Roma (che preferiscono non commentare.)

Wednesday, May 18, 2005

La violenza che è dentro di noi.

Sono passati già 6 anni dalla strage alla Columbine, ancora ci chiediamo perchè, per come, di chi è la colpa e com'è stato possibile.
A volte quella scintilla d'odio, quel granello di violenza, è più vicina di quello che pensi.

Me l'ha insegnato un giovane artista dalla faccia di bimbo di nome Marco Rea.

Pollock, la mia geniale sorellastra, ha allestito al Centro Sociale Brancaleone (ambiente raffinato, vino in bicchieri di cristallo, proiezione di film impegnati...davvero poco sociale e molto centro..) una bella mostra chiamata "La percezione dell'arte negli anziani, La percezione degli anziani nell'arte".

L'idea è questa: un gruppo di gggiovani artisti del pennello (niente battutacce...) incontra gli anziani di una casa di riposo per parlare di arte. Dalle impressioni ricevute gli artisti ricavano impressioni tradotte poi in quadri, installazioni, sculture, fotografie e cortometraggi.
Uno di questi artisti è per l'appunto Marco Rea.

I suoi quadri hanno colori violenti, sono volti deformati ma bellissimi, sbavati come trucco vecchio.
Il tutto filtrato e soffocato dalla plastica.
Marco infatti ricopre i suoi lavori con plastica trasparente da imballaggio.
I suoi soggetti sebrano annaspare, consumarsi, legati e impotenti.


"ATTENZIONE! Per evitare il pericolo di soffocamento tenere lontano dalla portata dei bambini.", per quando potrò dire 'Anch'io ho un Rea a casa, e pure firmato" (C)Marco Rea

Una delle sue installazioni si chiama "Nuda propietà", e non è un quadro.
E' uno scatolone alto un metro e mezzo, sporco di sangue e circondato dal nastro delle scene del crimine. Dalla sommità spunta una parrucca grigiastra.
E se ne sta lì, in un angolo della sala..
Nel corto si vede un uomo, un assassino (Marco) che trascina un corpo avvolto in un sacco della spazzatura. Dalla parrucca che si intravede si capisce che è una vecchietta (magistrale interpretazione di mia sorella..) che il killer nasconde nello scatolone.
Quello stesso scatolo che mi ritrovo a guardare.

E' posizionato tra due quadri di Marco, "A time before" e "A time after".
Il soggetto è lo stesso per entrambi: nel primo c'è un volto di vecchia, urlante, livido, deformato, occhi vuoti e denti confusi, enormi occhiali tondi. Sulla sinistra solo nero, nero profondo, con due graffi di bianco, come spicchi di luce lontana, qualcosa di nascosto che si avvicina.
Il secondo è lo stessso volto, ma ancora più innaturale, rosa psichedelico e bianco violento, il nero è diventato un'esplosione furiosa di pennellate isteriche e policrome.

Stavolta non c'è la plastica ad avvolgerli, contenerli in qualche modo.

Ma davvero, non ce n'era bisogno.


"Veronica", la prima dei soffocati..(C) Marco Rea

Thursday, May 12, 2005

Per Elisa..ma anche no..(MARZO)

Non è per i 25 euro del biglietto.
Non è nemmeno perche' sto sveglia da 16h, di cui 10 lavorate, e perche' ho 4h di sonno sulla cabesa.
E' che proprio non ho più l'età di smazzarmi per un concerto. Di chicchessia.
Eppure Elisa mi piace, da sempre, la volta che ci ho parlato l'ho trovata pure con la sigaretta accessa, sta viziosa, e volevo chiedergliene una...praticamente io e Manu abbiamo preso i biglietti 3 mesi prima, lo abbiamo aspettato come la manna..
Eppure..

Eppure arriva il 15 marzo fatidico.
E a noi passa completamente la voglia.
Ci pesa talmente tanto il culo che arriviamo ad ipotizzare l'oscena idea di rivendere i biglietti davanti al PalaLottomatica.
O peggio: sederci sugli spalti invece annaspare nella fossa dei leoni. (sacrilegio! L'ho fatto solo poche fondamentali volte: i 3 di Guccini *ci tengo a sopravvivere, io..*, Diana Krall *non c'era la fossa dei leoni, c'era la fossa delle mummie stitiche* e al Cornetto Live Free Music Festival De 'Sta Cippa Intinta Nell'Olio *ma se puo' chiamare concerto, quello?!*)

Ma desistiamo.
Ci vengono pure a trovare i nostri amici siciliani, Mark (aspirante giornalista con una carriera mancata alla Disney) e Roby (futuro chirurgo con aspirazione da CSI), da Milazzo con furore..praticamente vengono per noi, come deludere questi giovani cuori?

Cri nel frattempo piantona i cancelli con gli altri sfegatati del Fan Club.
Sono lontani i tempi in cui, agguerriti come ronin cocainomani, ci facevamo anche 8h di attesa per vedere la piccola Toffola..Lui continua a farsi le sue 4/5 date del tour in giro per l'Italia con ValeX (Elisomane da tempo immemore e pupilla del chitarrista di Eli, Andrea Rigonat detto Ringo), io mi scazzo anche solo ad arrivare dall'Eur..

Alla fine andiamo.
Solita trafila: attesa fuori dai cancelli, ressa per lo strappo del biglietto, tastamento dei carramba dribblato, mandati affanculo gli oranghi della security (miiii, che brutta razza di gente..), corsetta verso l'ingresso, posizionamento strategico davanti al microfono, centralissime.
Peccato che siamo in 15esima fila.

Cri, dalla prima fila (e quando mai!) ci fa segno di avvicinarci. Decliniamo l'invito.
Lo scazzotto da accaparramento della pole position non è una mia priorità, al momento. Non lo è nemmeno farmi uccidere dal tappeto umano che ho davanti.
Ci svacchiamo dunque a terra, tra ragazze coi libroni che fanno versioni di greco e ruminatori di qualunque cosa, da panini stantiiiiiii incartastagnolati alla parmigiana di melanzane.
Furba come uno zerbino mi sono vestita a strati per scongiurare l'afrore tipico dei post-concertati, denominato "La maledizione dell'ascella che piange".
Non calcolavo però il fattore "pre-show nella calca".
Mentre siamo ancora in svacco mi accorgo infatti che quella di cui sono impregnati i miei vestiti NON è condensa dovuta all'umidità dell'ambiente.

Subiamo poi l'assalto degli sponsor: quell'attempata stordita della Rosaria Renna (che si fa chiamare ancora GIORNALISTA, siori e siore..) si mette a lanciare t-shirt del Pearl Days Tour deturpate sul retro da un mastodontico logo di RDS.
Incosciente.
La ressa che si scatena è da Ozzfest.
Per l'appunto cerco di imitare il principe delle tenebre (o dovrei dire il "fu principe"? Ozzy, ma come ti sei ridotto? Vabbè...) e provo a staccare la mia prima testa di cazzo della serata. Ci doveva solo provare a rispondere quel cerebroleso che da dietro si fiondava a peso morto su di noi per prendere t-shirt lanciate in prima fila.
Alla terza carica eseguita sul mio groppone me so' girata e me lo so' magnato.

Nerwen: "Aò!!! Avoifinì?? O me devi fan'cazzà???"
Lobotomizzato: "Ma.."
Nerwen: "Ma un cazzo! Chi sei, il capo dei Fantastici 4?? Quale sei tu, Jessica Alba ossigenata? O t'allunghi come n'elastico? Come cazzo fai ad arrivare là davanti?! Riprovace e te do 'na capocciata."
Lobotomizzato: "Vabbé però.."
Nerwen: "Shush!"
Lobotomizzato: "Ma io.."
Nerwen: "Sitz!!"

Non s'è piu' mosso.
Rimaniamo in attesa per altre 2h, in piedi, pressati e strizzati come le tette della Bellucci.
Parte l'ultimo spot: la voce registrata della Toffola, espressiva come un colapasta Ikea, ci esorta ad aiutare a reciclare la carta, salviamo il pianeta. Ci ricorda infine di ritirare il volantino del progetto all'uscita.
Geniale. Questa donna è un controsenso vivente.

Controllo i miei punteggi: ho litigato con 6 persone, ho minacciato di strangolarne 2 con le magliette promozionali de sta minchiazza e tentato di spegnere sigarette su almeno 3 lingue.
Ma dico io, da ex fumatrice da due pacchetti al giorno..Ma non sai aspettare 2h scarse di di concerto per fumare??? Devi trasformare ogni ballata in un conclave, fumate bianche per ogni dove??
Ma poi: ti chiedo gentilmente (anche se un pò scocciata..) di spegnerla e tu? Tutto contrito dici "Si si, subito.." e la spegni?? Ma così, senza lottare, senza alzare un pò di caciara, senza scazzottare per i tuoi diritti da avvelenatore sociale? Che fregnone..(leggesi: smidollato.)

Finalmente lei. (grazie al cielo..)
Pazza come sempre, esagerata, dirompente, capello lungo scudisciante simil-Morissette, improvvisa, guida la folla, balla, si accascia per terra di botto, sclera con max e il suo basso, sempre più ciccione (max, non il basso..), con Ringo e la sua elettrica dagli adesivi fosforescenti sulla paletta ("Prova te ad attaccare una canzone al buio piu' completo.."), con le coriste dall'ugola che spacca il culo agli uccelletti in volo

Manu si diverte (è schifata però dalle ragazzine pseudo-lesbiche-represse che sanno a memoria Pearl Days e non riconoscono Shadow Zone..Infedeli! Miscredenti!) e la voce della Toffolina è sempre più incredibile (nonostante le sigarette, sta viziosa..).

Andiamo in coma quando Eli attacca l'intro di "It is what it is": tira fuori un sintetizzatore e parte con 1/4 d'ora di gorgheggi auto-campionati, da vera sborona dell'ugola.
Roby, che sta registrando tutto il concerto (ommioddio! E' reato!! ARGGHH! Come siamo disoneeeeesti..), è perplimuta. Parto col commento live: "Buonasera e benvenuti ad una nuova puntata di Quarke, sono Alberto Angela. Siamo qui per presentarvi in esclusiva il canto delle balene australi.."
Completa l'effetto irreale un inquietante conchiglione in raso bianco appeso al soffitto, tipo un nautilus preistorico, che si scioglie diventando una tendina da doccia a chiocciola (a chiocciola? Scenografo di merda..), nel quale Eli si eclissa per ricomparire piu' tardi per l'ultimo bis.

Insomma, devo concludere che a 25 anni sono gia' una vecchiaccia.
Non ho altre spiegazioni.


Toffola in the Sky with Lights..(c)Cristian

Sunday, May 08, 2005

Madness in NZ: Terza parte.

Sabato 4/12/04
Paihia/Auckland


Per concludere in bellezza (e siccome ci siamo stancate cosi' poco in questi giorni..) abbiamo provato la Dolphin Adventure di Fullers, 3h ore in mezzo alla Bay of Islands a cercare delfini.
Sveglia all'alba (spontanea), partenza alle 7.45, conoscenza con la crew: Natasha l'addetta alle mute e all'attrazzatura da immersione, Rowan la biologa marina e la Capitana, un incrocio tra Pamela Anderson e Indiana Jones sotto acido.
La nave si chiama "Tutunui", dal delfino di una leggenda Maori che in effetti non fa una bella fine (viene mangiato da un capo rivale e il padrone di Tutunui vuole vendetta-tremenda-vendetta, cosi' ammazza e divora l'ammazza-delfini, inventando il cannibalismo...che bellezza..).


(c)Nerwen

La Capitana ci mette sulla prua come sentinelle, incarica ognuno di noi di tenere gli occhi aperti e parte per un'oretta di girovagamenti per la Baia (fa un freddo porco, ma devo ammettere che è favoloso..).
Spot the dolphin finisce con 1-0 per la Capitana: le hai ha il binocolo, ha barato.
Presa dall'esaltazione ci fa sdraiare a pancia in giu' sull prua, con il corpo per meta' fuori dalla nave, e poi parte all'impazzata: ci spiega che i delfini seguono la scia delle barche xke' si lasciano trascinare e fanno meno fatica a nuotare, cosi' e' meglio mantenere la barca in movimento.
Tacci sua, ha ragione: dopo poco i delfini sembrano impazzire di gioia nel vederci..ci seguono sui fianchi, saltano col giro della morte, fanno a gara con noi..rimango sbalordita.
Lo sono ancora di piu' quando Rowan ci urla "guardate sotto, li avete proprio davanti agli occhi!". Abbasso lo sguardo e sotto l'acqua, a 40 cm dalla mia faccia, vedo un occhio che mi fissa. I delfini sono proprio davanti alla prua, sotto la nostra testa..il delfino scarta in avanti, ci sfiata in faccia e sparisce.
Grondo acqua e urlo di felicita' come un'idiota.
Rowan e' contenta, pare che sia un buon segno, hanno voglia di giocare.
La Capitana si ricorda improvvisamente di essere una Baywatch e ci butta in acqua per l'immersione, ma appena la barca si ferma i delfini spariscono per minuti interi..vanno a cercare cibo, ci dicono, possono stare anche 10 minuti sott'acqua.

Noi 10 temerari ci cucchiamo la muta umidiccia e le pinne, e poi tutti al mare: solo che l'acqua e' 5 gradi, i delfini si avvicinano ma l'acqua e' verde e non si vede a un palmo dal naso..dalla barca strillano "sono sotto di voi!" ma non si vede un tubo.."DI LA'! NO QUA!! A SINISTRA!! NO A DESTRA!! CANTATE, ATTIRATE LA LORO ATTENZIONE!"
Noi ci smazziamo, ci sbracciamo, hummando e cantando e imprecando (per scaldarsi piu' che altro..) ma niente, non ci cagano..
Una volta risaliti io e Manu veniamo colte da un'ipotermia fulminea, quindi andiamo in coma sui sedili della nave per una 20ina di minuti..
La Capitana nel frattempo ci racconta un po' di fatti a random: i delfini di solito muoiono di vecchiaia, e arrivano anche fino a 85 anni (se tagli loro un dente puoi contare gli anelli di crescita come gli alberi..).
La razza che abbiamo visto si chiama Bottlenose, arrivano fino a 3m di lunghezza e sfiatano in 1/10 di secondo (infatti non e' venuta manco una foto, mortacci..).


Urupukapuka Is. (c)Nerwen

Ci fermiamo nella Otehei Bay di Urupukapuka Island x un caffe' caldo offerto dalla crew (e per uscire dall'ibernazione..) Il posto sembra figo, peccato il campeggio vicino che lo fa sembrare Anzio..mah...
Abbiamo un bus da prendere, quindi di nuovo al molo di Paihia, dove ci accoglie la biondissima bimba della Capitana in braccio al biondissimo papa'..e la nostra Indiana Jones si rincoglionisce come tutti i genitori davanti ai figli piccoli...


Motumaire Island, Kororareka Bay, Paihia (c)Nerwen

E cosi' abbiamo lasciato Paihia..un posto dove i bianchi si fidano solo dei Maori, ne parlano anche la lingua, ma non capiscono i nostri nomi ("Is Chiara your first name? Really. Really!?").

Passiamo Kawakawa, Whangarei (Bream Bay), Brynderwyn, Kaiwaka, Warkworth, Orewa, Albany ed infine eccola laggiu': Auckland, la Citta' delle Vele.


Auckland, City of sails...(c)Nerwen

La nostra fermata sara' Il Fat Camel Hostel.

RIFLESSIONE SUGLI OSTELLI:
1. Si deve salutare qualcuno ogni santa volta che lo incontri.
2. Devi abbozzare se mentre fai colazione un grosso grasso omone seminudo ti passa davanti uscendo dal cesso.
3. E' bello fregare il burro e lo zucchero agli altri. Soprattutto se è roba che sta nel frigorifero comune con etichette formato 20x30 con su scritto "Jane, room 16" o "Hans, room 3".
3BIS. E' bello, la mattina dopo, cercare di indovinare dalle espressioni, perplesse e contrariate, chi siano Jane o Hans..
4. Il pane a fette e' buono.
5. Non avere tazze a disposizione per il Nescafe' e' abominevole.
6. Il Fat Camel Hostel è bocciato su tutta la linea. Abbiamo cambiato tre volte stanza ed erano una peggio dell'altra. L'ultima aveva una finestra che dava nella stanza da 8 persone. Anzi, sulla forfora della testa di una di queste 8 persone, per la precisione. Non una lampada da comodino, 4 posate in tutto il piano, 2 bicchieri e 3 piatti in croce, la cucina vicina al bagno, camera comune senza finestre (e senza aereatore) dal simpatico puzzo di morto. Staff parecchio da prendere a sganassoni medio-forsti (la Maori sovrappeso vince il premio di Scazzo Grrrl del mese..). Mi dispiace, ma non bastanno i cammelli dipinti su ogni parete..carini, but not enuogh.
7. Fat Camel 0, Mousetrap 1. Palla al centro.
FINE RIFLESSIONE SUGLI OSTELLI.


La porta del bagno al Fat Camel (c)Nerwen

La zona ha 50 isole, 48 coni vulcanici e 22 parchi regionali, ma nel dubbio optiamo per Waiheke Island, nel golfo di Hauraki, a 45 minuti di traghetto dal Waitemata Harbour di Auckland. Pare sia famosa per il vino..io di vigne non ne ho viste, ma di verde taaanto..il tempo non e' dei migliori, ma e' chiaro che l'isola e' un polmone verde..Dalla cittadina di Oneroa scarpiniamo per un bel po' raccattando sabbia in ogni spiaggia per la mia collezione e rischiando l'arresto immediato per vandalismo..al rientro osservo l'isola di fronte, Rangitoto..e' la sorella brutta, tra le due: un cono vulcanico in mezzo all'acqua, praticamente..pare sia un posto eccezionale per l'osservazione di specie animali indigene...a me mette solo tanta malinconia..Pensa che animali depressi..

Una volta a terra procediamo in una session di shopping 'till death.

MERAVIGLIE:
A) I food court, menu' a 8 NZ$ di 14 cucine nazionali differenti, tutte in un unico posto. Per quando ti svegli la mattina e pensi "mmmh, oggi ho proprio voglia di malesiano.."
B) Il Real Groovy store. Chiamarlo "negozio di cd" sarebbe riduttivo. Per quando vuoi essere cosi' super cool che quelle quattro sgallettate di The L Word in confronto sembrano delle shampiste frustrate..(Tranne Jennifer Beal che e' una dea e non si tocca e vabbe'..)
C) Il mercato dell'arigianato locale chiamato The Edge, davanti al municipio. Per quando perdi il tuo senso della comunita'.
D) Lo Sky Village Metro, dal multisala al ristorante, il mall all'ennesima potenza. Per quando vuoi sentirti in America.
E) Il bungy all'incontrario in mezzo alla strada, tra i grattacieli. Sali sul bussolottolone e ti saprano dal marciapiede dritto verso il palazzo di fronte, a velocita' warp 5 che manco l'Enterprise..Pensa che palle che mentre sto a lavora' in ufficio e sto a sbraita' col capo me passa ogni 10 dieci minuti una faccia terrorizzata a dieci centimetri dal vetro...
F) Sierra, i migliori pancakes della citta'.
G) Starbucks. Sempre, comunque e ovunque.


Invece della pausa pranzo xke' non un bel bungy? (c)Nerwen

INCUBI:
Piove.
Adesso no.
ora si..
ora no..
no, ora si..
ora no..
si..
no..
s..no!
AAARGH!! DECDITI!!! O PIOVI O NO, NUVOLA DI MERDA!!!


Manu si dispera al pensiero di lasciare il suo Frappuccino..(c)Nerwen

Devo aver spaventato la nuvola col mio urlo Xenita, quindi approfittiamo della momentane tregua di pioggerellina bastarda e ci avventuriamo sull'attrazione numero uno (oh yeah) della citta': la Sky Tower, i 328 metri di cemento e acciaio piu' eleganti dell'emisfero sud.

L'ascensore ha il fondo di vetro ma faccio la vaga (la vaghissima!) e reprimo la mia fobia di morire spiaccicata nel fondo di una tromba di 40 piani.


(c)Nerwen

Mi fisso a guardare il panorama a 360° come una becera che non ha mai visto una citta' dall'alto..e da subito ci facciamo riconoscere: dopo una lotta estenuante con un fottuto distributore di patatine muoviamo a compassione un giovane dello staff, che da bravo neozelandese, per scusarsi del disagio ci regala due biglietti per il ponte superiore.
C'e' un ponte superiore??
Si, c'è, ancora piu' spettacolare del primo. Ritorno becera per qualche istante, oscillando al ritmo della Torre (sta ballando per noi!)
Questo perticone contiene 2 hotel, 3 casino', un centro congressi, un teatro, 8 ristoranti e 5 bar, e l'unica cosa di cui mi frega e' il panorama e il negozio di souvenirs.
E lo Sky Jump.
192 metri di salto nel vuoto a 75 km/h, 16 secondi di puro terrore.
Se non costasse un occhio della testa l'avrei fatto, cazzo, ma non mi posso bancarottare cosi'..mi accontento di guardare i saltatori farsela nei pantaloni mentre tentano di sorridere alla crew che gli fa la foto..


(c)Nerwen

Gitarella a Parnell, ridente periferia della citta', su suggerimento dell'amore mio...
Il posto e' talmente irreale che se provo a paragonarla alla periferia di Roma o Milano mi si cambia la nazionalita' sulla carta d'identita' da sola. Per la vergogna.
Nel mezzo del delizioso quartiere sorge una collina chiamata Pukekawa ("collina amara", perche' qui la kumara, la patata dolce fondamentale per i Maori, non si puo' coltivare), e su questa collina c'è l'Auckland War Memorial Museum.

Per i Maori la guerra è una cosa seria, e i morti in battaglia lo sono ancora di più.
Ma qui c'e' anche la vita. Anzi, la vita stessa del paese. Dai dinosauri al DNA c'e' un po' di tutto...Scheletri di struzzi Moa, estinti poco dopo i Dodo (magari piu' furbi?) e tutto lo scibile della storia Maori...Ci gustiamo anche uno spettacolino di balli, canti e armi varie offerto dai ragazzi dello staff..
Come tutti i neozelandesi non sai mai se ti prendono per il culo, cosi' dopo averti avvisato di non ridere per nessun motivo poiche' "Quella che vi apprestate a vedere è una rappresentazione sacra" e tu, tutta presa dal tuo ruolo di testimone di una tradizione millenaria ripetuta davanti ai tuoi occhi per una pura, grandissima botta di deretano, ti prepari col cuore e con la mente ad un'esperienza mistica.........ti si presenta sto gruppo di pazzoidi in costume tipico che ti fa spanciare per 35 minuti filati. E quando esci non solo ti sei visto i balli, i canti ecc ecc, ma ti sei pure divertito.

That's New Zealand, man...


Come terrorizzare i turisti..(c)Nerwen

Tuesday, May 03, 2005

Il mondo è dei folli (MARZO)

I 10.000 maratoneti di Roma sono panzoni sudaticci.
Sono gruppi di diabetici che marciano tenendosi per mano.
Sono donnini in reggiseno piumato e walkman.
Sono signore di una certa eta' e dal girovita clamoroso che rotolano allegramente.
E gia' si vedono i primi con la coperta termica (2 metri di domopak dorato appoggiato sulle spalle) che prendono la metro, addosso ancora pantaloncini e casacca numerata, in faccia un sorriso zen.

Tutti questi folli con le unghie dei piedi spezzate e le Nike imbrattate, i capezzoli sanguinanti, che arrivano al traguardo in stato confusionale e la prima domanda che ti fanno è: che numero sono arrivato?
Tutta questa umanita'..
Come si fa a non amarla?

Ti viene spontaneo piantarti al lato della strada e applaudire ogni ominide sudato che ti passa davanti, ogni baffone che porta un grammofono su una carriola e che spara a ripetizone 'Romagna mia', ogni cagnolino con pettorina numerata e lingua di fuori della Fun Run da 5 km, ogni gruppetto seminascosto da palloncini colorati..

Dei geni.
O dei pazzi.
In fondo, non fa differenza.

L'unica volta che ho lavorato alla Maratona di Roma è stato l'anno che decisero di farla il primo giorno del 2000, rovinando i festeggiamenti a tutti i corridori e a tutti noi ragazzi reclutati per l'evento.
Il padre di Tacchino, l'ex di Bunny, è un maratoneta accanito, di quelli che a Linus gli fanno un baffo e che la sfacchinata di New York la fanno tutti gli anni, tanto per tenersi in allenamento. La colpa è sua, se ci siamo ritrovati a passare un capodanno insonne e senza eccessi e un primo giorno del nuovo cazzo di millennio tra i più allucinanti della mia vita.
8 ore al freddo e al gelo, fermi impalati all'arrivo davanti al Colosseo costretti a saltellare sul posto per non ibernarsi, causa l'impossibilita' di mettersi un qualche tipo di giacca ("Mostrate la felpa dello sponsor, forza! che sia bene in vista! Cristallizzatevi, ma che si veda chiaramente!")-
L'ultimo panzone è arrivato caracollando alle 20 passate, 'tacci sua..avrei voluto strangolarlo con la medaglia.

Il nostro unico compito era strappare il chip di rilevamento dell'ordine di arrivo attaccato alle scarpe dei corridori.
Ci siamo stufati presto.
Dopo 6 minuti netti avevamo già fregato una medaglia ciascuno, bel ricordino da mezzo kg, che non si sa mai..
All'arrivo del sole di mezzogiorno è partita un'ovazione e ci siamo bloccati per 15 minuti come lucertole ad energia solare. Ci hanno cazziati, ma che bello sentirsi di nuovo le dita delle mani..
Abbiamo concluso al calare della notte, slalomando tra corridori e ragazzi dello staff più ligi al dovere (tsk!), zompettando con la coperta termica legata al collo e tentando di decollare come Superman.

Adesso: chi sono i pazzi, quelli che corrono o quelli che stanno a guardare?

NOTA: mettere sempre la vasellina sui capezzoli prima di una gara, altrimenti all'arrivo, con molta probabilita', ti scambieranno per Hannibal Lecter dopo un lauto pasto.


Dal Giappone con sudore..