Sunday, April 24, 2005

Buon compleanno, Roma

Auguri mamma Roma.

Avere 2578 anni e dimostrarli tutti..ci vuole tanto, troppo coraggio.
Sei nata da un fratricidio, hai sguazzato nel sangue sin dal primo giorno. Hai ingannato, hai accolto, ti sei dilatata, dilaniata e ricomposta, ti sei divertita un mondo a cambiare faccia senza cambiare mai davvero. Non sei piu' marmo e pietra, non sei piu' mura romane e colonne rinascimentali, non sei piu' gallerie allagate ad ogni scroscio di pioggia e che prima o poi ci crolleranno sulla testa.
Non lo sei piu', ora lo capisco.

Sei parate arcobaleno e stazioni affollate, e il tuo nome e' legione.
Chi si fregia del titolo di 'tuo figlio' non ha idea, mai fino in fondo, di che significa, dell'enormita' del tuo peso, del tuo mare d'ombra e del tuo oceano di luce.
Chiedetemi cos'è New York, risponderò che è vetro e cemento.
Chiedetemi cos'è Auckland, risponderò: è vele al vento e cielo.
Se mi chiedete cos'è Il Cairo, dirò è sabbia e ossidiana.
Ma se mi domandate cos'è Roma, la risposta è: Roma è moltitudine.

E' la folla/follia del Gay Pride, è fiume di pacifisti colorati, invasione di comunisti sbandieratori, processione di via crucis illuminata solo da piccoli ceri; i romanisti in festa al Circo Massimo, i Papa Boys di Tor Vergata, i ragazzi del concerto del Primo Maggio in Piazza San Giovanni, quelli dell'aeroporto dell'Urbe per gli U2; la fila per la Cappella Sistina, che si snoda per chilometri, chi ha aspettato per 24 ore in Piazza San Pietro.

Roma è la sua gente.
La gente che litiga ogni mattina per salire sui vagoni della metro.
Quella che sporge il tubo per innaffiare oltre il proprio balcone per rinfrescare i pellegrini del Giubileo dei Giovani, in marcia da ore con 39° all'ombra.
Quella che si accoltella a Campo de' Fiori.
Che va a pattinare sul ghiaccio in mezzo a Piazza Cavour.
Che ruba le monete dalla Fontana di Trevi.
Quella che se ti senti male sui mezzi pubblici e non hanno modo di farti sedere almeno ti mettono vicino alle porte, ti offrono acqua e qualcosa di dolce, che basta cosi' poco per sopravvivere a quest'esodo giornaliero, una voce gentile e una mano che non ti lascia cadere.

Grazie Roma.
Grazie per la Sala Sinopoli. Grazie per il Pincio al tramonto, per il Colosseo illuminato di notte, per il Ponte degli Angeli all'alba. Grazie per le sale del Vittoriano, per Piazza di Spagna in primavera, per i falo' al Circo Massimo le sere d'estate, le granite in riva al tevere e la musica al Testaccio, la Festa de' Noantri, per Via Veneto in autunno, per Via del Corso a Natale, per i Fori Imperiali e per i gatti di Largo Argentina.
Grazie per i silenziosi marmi del Verano e i sanpietrini confusi di Piazza del Popolo, per il roseto, per le scure mani di San Francesco, per le bianche mani dei santi di San Pietro, per le mani e lo sguardo nascosto di Giordano Bruno.
Grazie per il tuo ventre tempestato di catacombe, per il tuo cielo oscurato dagli storni, per le fontanelle ghiacciate, per il Gianicolo e per il Campidoglio, per Piazza della Repubblica e la Casina delle Civette, per ogni albero e ogni busto di Villa Borghese, per ogni pony del Parco degli Acquedotti.

Il mio e' solo un piccolo cuore, Roma..ma e' tuo e della tua gente.
Un cuore inconsapevole che viene trascinato in passeggino per tutto il Circo Massimo, estate '83, il mio piccolo mondo impazzito, la Roma ha vinto lo scudetto e nient'altro importa, tutto e' urla, felicita', e io sono la bambina di 3 anni piu' bella e amata del mondo, anche se per un solo pomeriggio.

Un cuore impazzito che sale gli ultimi gradini dello Stadio Olimpico, una partita di beneficienza di non so che, mai piaciuto il calcio...il respiro morto in gola, inchiodata sul posto all'apparire degli spalti nel caos, il fiatone dimenticato, inghiottito da un rombo viscerale, animale: la voce della folla.

Un cuore orgoglioso che, con altri piccoli cuori, adotta un monumento dimenticato, un "Monte del Grano" sconosciuto ex deposito di granaglie durante la guerra, e lo salva, lo riporta al suo stato di mausoleo funebre di 2mila anni, ad una gloria che non ha mai conosciuto, lo vede circondarsi di un parco e accogliere un monumento agli ebrei rastrellati dal Quadraro in una primavera del '44.

Un cuore felice che mangia fragole sulle scalinate di Piazza di Spagna inondate di azalee e giapponesi, centinaia e centinaia di vite in un'unico istante.

Un cuore esultante che scende in strada ogni mattina, guarda a sinistra e trova ancora i Castelli in lontananza, inondati di sole, sono ancora li', la strada che attraversa acquedotti millenari e' ancora alla mia destra, ancora li', il rumore, il traffico, i gabbiani, la gente, e' ancora tutto li', la mia citta' c'è ancora.

Grazie per esserci, e ancora 2758 di questi anni,

Tua Figlia

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